• Cultura, natura, cibo -

    Assapora il piacere di vivere passioni e liberare sogni

Cultura, natura, cibo –
Assapora il piacere di vivere passioni e liberare sogni,

Un Luogo dove custodire momenti indimenticabili, dove troverete a pochi passi, luoghi memorabili da visitare:
dalla cultura alla natura e all’enogastronomia del territorio dei castelli romani e del lazio.

Castel gandolfo

Palazzo Pontificio

Eretto tra il 1624 ed il 1626 per volere di Papa Urbano VII Barberini e su progetto di Carlo Maderno, il Palazzo Pontificio venne realizzato sul sito occupato dal Castello dei Savelli.

Costruito tra il 1624 ed il 1626 per volere di Papa Urbano VII Barberini e su progetto di Carlo Maderno, il Palazzo Pontificio venne realizzato sul sito occupato dal Castello dei Savelli; al completamento dell’edificio partecipa anche Gian Lorenzo Bernini che realizza presso i giardini un portale oggi non più esistente e collabora alla realizzazione di un’ala.

All’interno della Cappella di Urbano VIII, ed in altri spazi attigui, si trovano gli affreschi eseguiti da Simone Lagi e dagli Zuccari, mentre la Galleria del Bernini è stata affrescata da Pier Leone Ghezzi. Ricordiamo anche la Sala da Pranzo di Clemente XIV, la Sala del Trono arredata con arazzi, e la Sala dello Scalco con dipinti di Salvator Rosa.

La residenza papale viene abbandonata nel 1870, con la caduta dello Stato Pontificio, fino al 1929, quando con i Patti Lateranensi torna ad essere nuovamente la residenza estiva dei Papi. Palazzo Pontificio insieme a Villa Cybo e Villa Barberini costituisce il complesso delle Ville Pontificie che godono del diritto di extra-territorialità.

I giardini delle tre residenze costituiscono il Parco delle Ville Pontificie; all’interno della splendida e curatissima area verde è posta la Specola Vaticana, l’Osservatorio Astronomico, e vi sono ubicati i resti della Villa dell’Imperatore romano Domiziano, di cui si sono conservati un grande criptoportico, i resti di un teatro e diverse esedre, nonché qualche tratto stradale ricoperto dall’originale basolato.

Albano Laziale

I Cisternoni

Progettata dagli architetti della Seconda Legione Partica intorno al 202 d.C., garantiva il rifornimento idrico ai Castra Albana e alle abitazioni circostanti
Era alimentata da due acquedotti che captavano l’acqua da sorgenti poste lungo il fianco del cratere del lago di Albano. La sua importanza è data non solo dalle dimensioni (potendo raccogliere fino a 10.000 metri cubi di acqua), ma anche dal fatto che è tuttora funzionante. Fu infatti riutilizzata dal 1884 fino al 1912 come riserva di acqua potabile, ed in seguito per l’irrigazione di giardini e parchi.
La pianta risulta semi-rettangolare, lunga 47,90 m. da un lato e 45,50 m. dall’altro e larga 29,62 m. da un lato e 31,90 m. dall’altro, ed è divisa in cinque navate, con volta a botte sostenuta da 36 pilastri. È stata realizzata in parte scavando nel banco roccioso ed in parte in muratura, ed è rivestita da malta idraulica per rendere le pareti impermeabili (opus signimun).

Nemi

Museo delle Navi Romane

Realizzato gratuitamente dall’architetto Vittorio Ballio Morpurgo negli anni Trenta, il Museo delle Navi Romane di Nemi fu costruito per ospitare gli scafi delle due grandi navi dell’imperatore Caligola, recuperate tra il 1929 e il 1932 sul fondale del Lago di Nemi.

Inaugurato nel 1940, rappresenta un raro esempio di struttura museale progettata architettonicamente in stretta funzione di quanto destinata a contenere: si tratta infatti di una sorta di hangar a doppia navata, delle dimensioni necessarie e sufficienti a contenere le due navi, che erano lunghe circa 70 metri ciascuna. Le navi, che al tempo di Caligola ospitavano sontuosi ricevimenti rituali in onore della dea egizia Iside e di quella latina Diana, furono riscoperte sul fondo del lago già nel Medioevo e nel Cinquecento furono oggetto di studi da parte di archeologi interessati al loro recupero, che avvenne completamente solo nel 1932, grazie ad un ardito progetto di abbassamento del livello del lago di oltre dieci metri utilizzando un canale emissario. In seguito all’incendio del 1944, probabilmente appiccato dalle truppe tedesche in ritirata, il Museo e l’importante patrimonio in esso custodito andarono distrutti. La struttura museale venne riaperta al pubblico solo nel 1953 e successivamente, in seguito ad adeguate ristrutturazioni, è stata definitivamente riallestita nel 2001.

Attualmente il Museo consta di due sezioni. In quella dedicata alle navi, ospita riproduzioni in miniatura delle due imbarcazioni distrutte, delle attrezzature di bordo, reperti di carpenteria navale, ceramiche, alcuni degli elementi decorativi superstiti delle imbarcazioni, ed oggetti votivi. Nella sezione dedicata al territorio, invece, troviamo esposti resti appartenenti alla protostoria locale e dell’area albana, reperti risalenti all’Età del Bronzo e testimonianze di Età Repubblicana ed Imperiale romana. È da notare il tratto di Via Sacra (che dalla Via Appia, verso Genzano, arriva al Santuario di Diana Nemorense) ricostruito con il basolato originale.

  • Indirizzo
  • Info
    da Martedì a Domenica ore 09-18:30 (ultimo biglietto) – orario continuato – lunedì chiuso

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